04-08-2017
DUBIT
"Vitriol"
(Backwards)
Time: CD (74:58)
Rating : 7.5
Fra i tanti gioielli nascosti del fitto sottobosco musicale italico c'è sicuramente Dubit, progetto del musicista pugliese Pier Alfeo fondato sulla "ricerca spirituale e la costante necessità di trasformazione interiore" - come sottolineano le note ufficiali - e giunto con "Vitriol" al secondo full-length, cui si sommano anche svariati EP in vinile e/o in digitale, spesso in compagnia di altri monicker. Con trascorsi in quel di Berlino, dove fra l'altro ha dato vita alla label Several Reasons Recordings, il Nostro si è distinto negli ultimi anni grazie ad un sound che è anch'esso frutto di una profonda e continuativa ricerca, condotta parallelamente ad un percorso di studi che ne ha accresciuto le capacità ed il potenziale espressivo. Il debut album "Fragmenti" aveva messo in evidenza le qualità di Pier in un contesto sempre legato alle sperimentazioni ambientali, ma a suo modo più 'ortodosso' nelle sue intelaiature IDM, in cui l'aspetto industriale rimaneva latente. La ricerca artistico/interiore di Pier si spinge ben oltre con la nuova fatica, ripartendo da quanto fatto in precedenza per approdare verso lidi più inclini alla dark ambient, mostrando chiari legami tanto con certi concretismi quanto con la materia industrial. Diviso fra analogico e digitale, col degno corredo di field recordings quale base ideale, il suono di "Vitriol" (titolo d'ispirazione alchemica che ripropone il tema della ricerca interiore) si presenta più oscuro in ogni sua componente già dall'iniziale "Visita", con l'acqua che scorre tra afflati ambient evocativi ed un groove noisy sullo sfondo, ma è con l'intensa e tesa "Interiora" che le coordinate si spostano verso un'industrial-ambient minacciosa, lontana dalle strutture più 'urbane' del precedente opus. L'album, racchiuso in un elegante ecopack a sei pannelli e stampato in 500 esemplari, prende una piega particolarmente lugubre col successivo trittico: i tetri clangori di "Columba" preludono al mastodonte "Tectum", che nei suoi oltre 16 minuti incorpora anche meccaniche algide e porzioni pianistiche, mentre "Terrae" colpisce nel segno con le sue cadenze lente ed industriali. Se "Invenies" spinge le masse noise al limite della cacofonia, "Rectificando" poggia invece su concretismi asimmetrici che preludono a strutture ritmico/melodiche più fruibili. "Dives", con le sue folate ambient sulle quali si innesta un ritmo squisitamente organico, è il preludio ad un finale che pare volersi riallacciare al precedente album: "Occultum" è infatti emblematica nell'echeggiare il sound di "Fragmenti", mentre il finale è appannaggio dei gorgoglianti riflessi melodici di "Lapidem". Se col debut album Dubit poteva aver intrigato soprattutto i seguaci delle più suggestive derive IDM e affini, con "Vitriol" l'act pugliese si apre definitivamente al pubblico delle ambientazioni oscure con tutta la propria classe e maturità, oltre che con un bagaglio tecnico davvero invidiabile ed una produzione in grado di esaltare i mille dettagli di un suono sì elaborato, ma pienamente efficace nel delineare visioni e nel catturare atmosfere e stati d'animo. Lasciatevi sorprendere, se ancora non conoscete il potenziale di questo superbo progetto.
Roberto Alessandro Filippozzi