09-03-2009
FEEDING FINGERS
"Baby Teeth"
(Stickfigure)
Time: (37:26)
Rating : 8.5
Atlanta è la capitale della Georgia, e da una piccola cittadina di provincia proviene questo trio: stessa sorte, la provincia georgiana, che toccò ai R.E.M., da Athens verso il mondo intero. Forse non sarà così per i Nostri; certo è che le caratteristiche per entrare con prepotenza nei cuori oscuri, anche europei, le hanno davvero tutte. Figli indiretti dei Cure, esprimono però un sound che ha i propri elementi distintivi nella cultura 'dark' stellestrisce. Su tutto svetta il basso, simile nei propri arabeschi complessi a quelle tessiture maledette che Michael Gira voleva per i suoi Swans; in secondo luogo la chitarra, multiforme e dolce nello stile più tipicamente shoegaze, con lievi plettrate che se ai Cure devono reiterarsi nella memoria, lo sono principalmente in "Wish", così come nelle multiformi creazioni di Robin Guthrie con i Cocteau Twins nei tintinnii ipnotici di "Victorialand" o "The Moon And The Melodies". Intorno ai suoni di questi due strumenti cardine (suonati secondo le esigenze alternativamente dal leader e frontman Justin Curfman o da Todd Caras), con ritmo lento e cadenzato la batteria suonata da Danny Hunt torna al suo ruolo principale: tenere il ritmo senza invadere con inutili tecnicismi le suggestioni che, per tutta la durata del dischetto, si propongono. L'aggiunta delle tastiere, anch'esse alternativamente suonate da Justin o da Todd, impreziosisce un suono che di per sé ha già un ampio valore intrinseco. Nove tracce in cui magie perdute in troppi anni di stereotipi ed emulazioni hanno regalato alle nuove e vecchie generazioni 'dark' gioielli che spesso si relegano nelle memorie di oramai quasi trent'anni fa. "Baby Teeth" è un connubio di pessimismo decadente unito a malinconia depressa e amabile, quel cocktail che innalzò nel tempo la wave mescolata al post-punk, con romantico senso dell'abbandono emotivo e della bellezza figlia di dannazioni dell'essere. Su questo piano "This Isn't Enough" è l'esempio dominante: aggressiva nelle tastiere, quasi uniformi ma incombenti, mentre la voce di Justin, su monotonie vocali grevi, rivive nel ricordo disperato di quella di Gira. I 'cigni' americani sono l'ombra che aleggia ed incombe in tutto il disco, come nella title-track "Baby Teeth", più ricca di giri di basso e sottili plettrate di sei corde sullo stile citato in precedenza. Un secondo full-lenght di tutto rispetto (dopo l'EP di debutto eponimo ed il primo album "Wound In Wall"), anche nel non fossilizzarsi su univoci suoni che potrebbero comunque pagare l'ascolto; "Is Heaven All That You Hear" o "Plain Faced Afternoons" hanno una più tipica impronta Cure, quasi che il fantasma di "Charlotte Sometimes" tornasse a rivivere tra i solchi dei Feeding Fingers dopo troppi anni. I fantasmi vivono nell'orgoglio di una musica che non ha tempo e che può, come in questo caso, emozionare di nuovo; la Stickfigure (label a noi per lo più sconosciuta, se non per la pubblicazione di un 7'' di Xiu Xiu) con "Baby Theeth" ha la possibilità di diventare protagonista per avere dato voce ad un disco che gli amanti del 'dark' più puro debbono avere!
Nicola Tenani
http://www.justincurfman.com/feeding_fingers.htm
http://www.stickfigurerecords.com/