28-01-2017
GOD DESTRUCTION
"Redentor"
(Insane Records)
Time: CD (70:30)
Rating : 7
Il trio messicano giunge con "Redentor" al terzo album ufficiale, approdando alla corte della russa Insane Records due anni dopo "Novus Ordo Seclorum". Il sound dei tre di Mexico City, in linea con la ferocia di connazionali ben più noti come Hocico ed Amduscia, si è sempre distinto dalle accezioni più classiche dell'hellektro e dell'harsh-ebm grazie ad un background più affine al metal estremo, opportunamente riverberato nella costruzione di brani le cui fondamenta rimangono comunque ben ancorate alla materia elettronica. "Redentor", opera realizzata in 500 copie nel bel formato digipack completo di slipcase ed incentrata sulla figura dell'ex pontefice Joseph Ratzinger, non stravolge quanto fatto dal combo da sette anni a questa parte, ma supera agilmente gli sforzi passati in termini di qualità e maturità, a partire da aspetti quali la fase di arrangiamento e la produzione. La title-track è un mid-tempo di grande impatto che apre le danze come si conviene, fra inserti d'organo ad effetto ed il lavoro della chitarra, strumento divenuto col tempo sempre più importante nell'economia del suono dei GD. La scattante "The Machine" risulta esemplificativa nella sua maggior cura di arrangiamenti e finiture, anche se in vista del dancefloor risulta più efficace "Bullshit", granitica club-hit cattiva ed apocalittica dal buon incipit metallico, decisamente superiore alle altre schegge affilate e danceable presenti nell'album. Uno dei picchi dell'opera è senza dubbio "Kakuma (The Unholy Land)", possente cadenzato di buon effetto che pone l'accento sul lavoro vocale di Imperor, ferale e lacerante alla maniera di certe cose dei nostri Alien Vampires ma capace di variazioni ben più interessanti, mentre il retroterra exteme-metal emerge con forza da "Thunderthrone", pesante song electro-metal che si fregia di suggestive orchestrazioni symphonic-black. Molto bene anche il macchinoso cadenzato "Ultraviolencia", roccioso nel riffing e pronto ad accendersi rudemente con ritmo, mentre l'altro picco del dischetto è "Antevasin", le cui cadenze lente mitigano la ferocia di base fra sofferenza e tensione; la chiusura spetta ai remix a cura di Psyclon Nine (act al quale i GD sono stilisticamente affini) e Sin D.N.A., coi primi che rivedono - nella figura del loro leader Nero Bellum - "Redentor" in un'ottima e penetrante chiave club-friendly, mentre i secondi rendono "Ultraviolencia" più scarna e diretta. La maggior maturità mostrata all'interno di un songwriting capace di buone varianti consente a "Redentor" di elevarsi sopra la media del settore, rappresentando un ottimo 'ponte' per traghettare verso l'elettronica più spietata quegli extreme-metallers dalla mentalità più aperta e dimostrando a certi puerili integralisti come la durezza del suono non sia prerogativa esclusiva del metal. Se in futuro i GD avranno il coraggio di osare di più, potranno definitivamente emergere da una scena più che mai bisognosa di superare certi schemi.
Roberto Alessandro Filippozzi
http://www.goddestruction.com/