07-02-2011
CULTURE KULTÜR
"Spirit"
(Caustic Records/Masterpiece)
Time: (52:22)
Rating : 8
Strana la sorte, alle volte: il duo spagnolo in esame, attivo sin dal 1992, dopo alcune prove non certo indimenticabili era realmente 'sbocciato' solo cinque anni fa, in occasione del terzo album "Reborn", cui curiosamente, proprio quando a livello squisitamente artistico le cose avevano preso la piega giusta, è seguita la separazione da quella Out Of Line che sin dal '99 aveva avuto a cuore le sorti della band iberica. Passati alla connazionale Caustic Records, i Nostri proseguono nel solco di quel "Reborn" del quale si attendeva da tempo il successore, se non altro perché con esso Culture Kultür si era rivelato uno dei pochissimi nomi al di fuori della ristrettissima cerchia dei 'big' in grado di dire qualcosa di interessante nel moribondo panorama future-pop. E senza stravolgere la propria formula i Nostri mettono a segno un altro piccolo centro, grazie ad una serie di canzoni ben costruite e curate, ottimamente interpretate e tutte forti di refrain mirabilmente congegnati da un cantante - Salva Maine - che sa il fatto suo. Il piglio è prevalentemente danceable, come dimostra l'apertura con "Sieged", "Blind Man" ed una piacevole e ballabile cover del classico immortale "Love Will Tear Us Apart" dei Joy Division, ma un momento come "Dead Second", song di algida classe che si fregia di una bella prova vocale, dimostra come il duo sappia destreggiarsi alla grande anche quando i ritmi rallentano ed il groove si sposta ad un livello più cerebrale che fisico. Convincenti anche in momenti più delicati come la melodica electro-ballad "Silence" e la fluttuante "I Found You", i Nostri danno comunque il meglio quando infiammano il dancefloor con ritmi incalzanti e quei giri di synth tipicamente techno che non possono mancare nel future-pop, e ce ne danno dimostrazione tanto la più minimale "Drum Machine" quanto la travolgente "Toxic Pulse", anche se il momento più alto del dischetto viene raggiunto quando il duo abbraccia strutture più tipicamente synthpop nella carismatica "My Voice", vero gioiellino dell'album. Un lavoro fresco, scorrevole, dinamico, ben prodotto, adeguatamente variegato e ricco di buone canzoni: la conferma che i Culture Kultür hanno imboccato la strada giusta e che i seguaci del miglior future-pop hanno un ulteriore nome in cui confidare.
Roberto Alessandro Filippozzi
http://www.causticrecords.com/