
Dal sito del Corriere:
Sanità Usa: riforma imperfetta,
ma Obama non poteva fare di più
Non ha raggiunto l'obiettivo di raggiungere tutti i 47 milioni che ne erano sprovvisti
WASHINGTON – Con la riforma sanitaria appena approvata dal Senato, Obama non ha raggiunto l’obbiettivo ottimale, l’assistenza sanitaria di stato per i 47 milioni circa di americani che sono privi dell’assicurazione medica privata, il sistema dominante in America. Ma ha ottenuto risultati importanti. Innanzitutto, la polizza sarà obbligatoria, e le assicurazioni non potranno rifiutarla a chi è ammalato, al contrario di quanto avvenuto sinora, né i singoli e le aziende potranno esimersene, pena ingenti multe. Inoltre, lo stato aiuterà i poveri che non possono permettersela, e ridurrà le tasse per le piccole imprese che la stipuleranno per i dipendenti. Infine, il governo impedirà la formazione di un cartello, in modo che gli americani possano scegliere tra molte concorrenti facendo abbassare loro i premi.
Di più: Obama intende complementare la riforma con un legge che abolisca il divieto d’importazione di farmaci stranieri, che sovente costano una frazione di quelli made in Usa, divieto strappato al Congresso dalla lobby farmaceutica con finanziamenti ai limiti della corruzione. Euforico per il successo conseguito, il presidente ha paragonato la riforma all’introduzione delle pensioni nel 1935 sotto Franklin Roosevelt e del Medicare e Medicaid, l’assistenza sanitaria di stato agli anziani e ai poveri rispettivamente, sotto Lyndon Johnson. Ma è una iperbole.
LIMITI, DEROGHE E COMPROMESSI - La riforma non garantisce una protezione medica a tutti i 47 milioni di cittadini dimenticati, bensì a poco più di 30 milioni. Concede deroghe a ciascuno dei 50 stati della Unione, per esempio sull’aborto, le cui spese potrebbero essere escluse dall’assicurazione. Ed è aperta ad altri compromessi perché la Camera e il Senato dovranno unificare le due diverse versioni. La riforma non è una picconata al principio della privatizzazione della sanità che distingue l’America dall’Europa, più legata al welfare. Obama, tuttavia, non poteva fare di più. Il presidente si è invano appellato alla bipartisanship. Ancorati alla ideologia liberista, i repubblicani gli hanno votato contro in blocco, anteponendo al pubblico interesse quello del capitale. Sono ricorsi alle menzogne, dicendo che il paese non può sostenerne il costo, mille miliardi di dollari in dieci anni, una somma che ha però speso per le guerre dello Iraq dell’Afganistan e contro il terrorismo; e aggiungendo che la riforma accrescerà il deficit di bilancio mentre lo ridurrà di 130 miliardi di dollari. I democratici non sono stati molto migliori: invece di fare quadrato attorno a Obama, il partito di Roosevelt, Kennedy e Johnson, si sono divisi per paura di apparire “socialisti”, ossia comunisti, a meno di un anno dalle elezioni congressuali. Di qui, una riforma imperfetta.
Ennio Caretto
24 dicembre 2009